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In cerca di Liara
La missione
Parole prima della partenza
L'Arcipelago delle stelle
Flora
La sfida
Naufragio
Partenze
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Vi era un tempo in cui Acheron era il nulla e in quel tempo l'Unico creò i suoi figli, loro forgiarono il cristallo e crearono Acheron e tutte le stelle dei suoi cieli. Nulla poterono fare per eliminare l'unico grande difetto del nuovo mondo, in uno dei suoi mari si trovava un gigantesco vortice la cui profondità non era nota. Loro non sapevano che quello è il portale dell'Unico e attraverso esso con il giusto potere è possibile valicare le barriere dei cristalli e i confini del tempo.

Estratto della ballata "I cercatori di Liara"

 

Una nave senza acqua

Eravamo nella foresta di Avlin da tre settimane, accampati sulle rive di un fiume dalle acque pure, ma troppo basso per potersi fare un bagno. L'attesa era diventata snervante, Thirin trascorreva il suo tempo scrivendo storie e facendo scherzi, tanto da guadagnarsi un colpo di mazza ferrata in testa da parte di Barin. Il nano Barin era estremamente nervoso negli ultimi giorni, anche se riusciva a dormire parecchio, alternando i turni di guardia alla caccia e a delle lunghissime dormite.
Per quanto riguarda me ero impegnata ad evitare che Thirin e Barin si uccidessero a vicenda.
Il maestro non trascorreva molto tempo al campo, ma era impegnato in complicati esercizi di meditazione ed attendeva qualche cosa, ma nessuno sapeva cosa. Scoprimmo presto cosa ci attendeva e quale sforzo ci sarebbe costato.
Qui inizio' la nostra avventura.

"Iar, se restiamo qui ancora mi trasformero' in un salice piangente", Thirin era spiritoso come sempre, ma la sua voce tradiva un senso di irritazione, mentre si rivolgeva a Iar, che stava tornando al campo dopo la solita giornata di riflessione.
Il volto di Iar era tirato e stanco, con gli occhi arrossati e pesanti. Si avvicino' al fiume immergendovi la testa e senza proferire parola. Quando rialzo' la testa il suo viso era piu' riposato e gli occhi vivi e determinati come sempre.
"Amici miei", la voce di Iar era rilassata e il viso sorridente, "Questa notte lasceremo il bosco e partiremo per raggiungere una citta' boschiva, avrete modo di riposare e rifocillarvi durante il viaggio, visto che non faremo un passo".
"Magia !?", la voce baritonale di Barin era un po' preoccupata.
"No Barin, la magia non c'entra, arrivera' una nave a prenderci".
I compagni di Iar iniziarono a ridere e a guardarsi tra loro, mentre Lorien soffocando le risate si rivolse al Maestro.
"Maestro, scusami l'ardire, ma come puo' una nave raggiungerci su questo piccolo fiume ?".
"Infatti una nave normale non potrebbe, ma questa lo puo', adesso riposiamo, la notte sara' lunga".
Tutti smisero di ridere ed iniziarono a preparare le loro cose per la partenza, curandosi di ripulire la zona del campo e di riportarla allo stato in cui l'avevano trovata, vivere con due druidi aveva insegnato a tutti che era il caso di rispettare cio' che la natura donava.

Una fitta nebbia calo' sulla foresta, l'aria era estremamente umida, tanto che gli avventurieri si svegliarono uno dopo l'altro. Videro tutti Iar in piedi con le braccia al cielo mentre le nubi si addensavano sopra la nebbia, la scena divenne sempre piu' spettrale e buia, il fuoco era quasi nascosto dalla bruma.
Lorien era stupita dalla scena che stava osservando, un Druido non interferiva con il clima, a meno che non ci fossero dei motivi importanti.
"Maestro che stai facendo ?!"
Iar abbasso' le braccia guardando la giovane Lorien con serenita', "Lorien, non temere, ci sono dei motivi importanti per quanto sto facendo, se qualcuno dovesse vedere quanto sta per accadere non capirebbe e non accetterebbe. Ora non perdiamo tempo, ci stanno aspettando, prendete le vostre cose e seguitemi".
Detto questo verso' l'acqua del fiume sul fuoco, precipitando il campo nelle tenebre, ora i loro occhi erano solo Iar e Thirin. Senza parlare si allontanarono dall'accampamento, il cammino era difficile, ma un sentiero si era formato nella foresta dove Iar era passato nelle precedenti settimane.
Lorien, il piccolo Thirin e Barin camminavano con passo veloce, erano sicuri che stavano per vivere un'esperienza insolita, ma sapevano di potersi fidare dell'amico Iar, la loro fiducia era qualcosa di indissolubile e mai li avrebbe abbandonati.
La nebbia scomparve all'improvviso, si trovavano in una radura di una decina di metri di raggio, in tutta la radura non vi era nebbia, ma sopra le loro teste si stendeva la piu' compatta massa di nubi che avessero mai visto.
"Iar, che ci facciamo qui e che succede ... ?", la domanda di Thirin si interruppe mentre tutti gli sguardi si puntarono verso l'alto e tutti trattenevano il respiro dallo stupore.
Una sagoma rossa stava scendendo dalle nuvole, sembrava un gigantesco calamaro lungo ottanta metri e largo otto, era una nave e stava scendendo verso la radura. Degli uomini erano affacciati oltre gli spalti e urlavano delle indicazioni verso l'interno, stavano sicuramente dando le istruzioni di manovra per far scendere la nave senza danni.
Barin perse l'equilibrio cadendo con un sonoro rumore mentre riprendeva a respirare nel tentativo di parlare, "Non ci posso credere ... e' una nave volante ... una nave interplanare ... ne ho sentito parlare ... ma non ne ho mai vista una ... atterrano anche nelle mie terre ... ma i loro porti sono segreti ...".
La nave si fermo poco sopra la cima degli alberi, mentre l'equipaggio tornava ai suoi posti ignorando gli spettatori nella radura. Iar era stato l'unico a non essere sorpreso dall'apparizione, "Amici miei, riprendete a respirare, non vorrei dovervi curare per annegamento. Quella che vedete e' la Stella Marina, una nave interplanare sotto il mio comando, non puo' scendere sul terreno, quindi dovremo salire da qui. L'equipaggio ora si deve riposare, in particolare il navigatore, appena saranno pronti partiremo per la nostra destinazione. Vi invito a non preoccuparvi per l'equipaggio, sono elfi scuri, ma non sono di questo mondo e non sono malvagi".
"Maestro, la nave e' in alto, ricorriamo alla levitazione per salire ?"
"Direi di si Lorien, io trasportero' Barin, tu occupati di Thirin"

La nave era spaziosa e del tutto simile ad una normale nave, ad eccezione di una serie di tremende armi di speronamento e di un proiettore di fuoco greco.
Il capitano della nave era una donna elfa, di una bellezza severa, era seduta in un angolo del ponte e sembrava essere priva di conoscenza, Thirin si avvicino a lei iniziando a parlare come suo solito.
"Tappo, lascia stare, tanto non ti sente", la voce di Iar non era di rimprovero, era la voce del Maestro. I compagni erano tutti radunati intorno a Iar, mentre le attivita' sulla nave erano frenetiche.
"Vedete, guidare queste navi sul pianeta e' abbastanza semplice e lo si puo' fare governandole come delle navi di terra, l'equipaggio si sta preparando per governare la nave in modo diretto. Tuttavia per viaggiare tra gli universi e per avere la massima efficienza il capitano si deve fondere con la nave ed entrare in simbiosi. Il risultato di questa fusione e' uno stato di abulia, che e' tanto piu' lungo quanto piu' lungo e' stato il viaggio".
"Maestro, cosa intendi con simbiosi ?", Lorien era incuriosita.
"Lorien", disse Barin, "Queste non sono navi comuni fatte di volgare legno, sono navi viventi, nate da una nave piu' grande e addestrate ad operare collegandosi ad un cervello umanoide".
"E tu come lo sai ?"
"Alcuni della mia gente costruiscono delle parti di queste navi".
Una vibrazione attraverso il fasciame della nave, si stavano alzando dalla superficie, ma non sentivano l'impatto del vento, l'aria intorno a loro era calma.
"Non temete", Iar era rassicurante, "Stiamo raggiungendo un altezza che ci permetta di viaggiare senza essere visti, dobbiamo attraversare tutto il pianeta e volare e' la via piu' rapida. La nave e' avvolta da una bolla d'aria statica, che ci consente di vivere anche fuori dal pianeta".
La terra scorreva veloce sotto di loro, era tutto molto piccolo e interessante, ma presto la stanchezza li sopraffece e si ritirarono nei loro alloggi di poppa.

Iar non dormi' molto durante la traversata, aveva ricevuto una convocazione del tutto inattesa e da una persona che aveva conosciuto in un lontano passato, lo ricordava come un individuo potente e destinato ad un futuro di leader.
La convocazione era stata molto ermetica, un semplice messaggio trasportato da un falco, in cui era specificato solo il luogo e il giorno dell'incontro, oltre ad un'urgenza pressante.
Aveva deciso di rispondere alla chiamata e ora si trovava nuovamente a solcare i cieli con la sua Stella Marina, il ricordo di come aveva ottenuto il comando del vascello fece capolino nella sua mente.
Accadde durante uno dei suoi viaggi solitari, stava camminando nei boschi quando il suo intuito lo mise in guardia, il bosco era strano e tutto taceva. Con prudenza si avvicino' ad una radura, ma si accorse che gli alberi erano stati sradicati da un oggetto, poteva vedere solo una parete rossa.
Con le armi in pugno aggiro' la parete, scoprendo che si trattava di una nave adagiata su un fianco e che la parete non era altro che la chiglia. Molti elfi si aggiravano frenetici nel tentativo di rimettere in assetto il vascello, ma ogni loro tentativo era vano.
In una zona in disparte vide tre elfi, solo allora si rese conto del fatto che si trattava di elfi scuri, ma non percepiva un senso di pericolo da loro. Uno degli elfi era una donna e il suo volto portava i segni di una ferita grave, il sangue colava da un taglio alla testa.
Capi' subito che si trattava di una nave interplanare e si avvicino' alla donna ferita, rendendosi conto del fatto che dei tiratori stavano puntando le loro armi su di lui.
Fu facile iniziare il dialogo e scoprire che il vascello era stato coinvolto in una battaglia planetaria che ne aveva danneggiato lo scafo, la donna elfo era il capitano navigatore della nave e si era ferita nel tentativo di far scendere la nave sul vicino lago per le riparazioni. Ovviamente il tentativo era fallito e la nave si era schiantata al suolo.
Il capitano era ferito gravemente e non si sarebbe salvato, solo l'intervento di Iar le salvo' la vita. Dopo aver curato la donna elfa si occuparono di rimettere in assetto la nave, gli incantesimi druidici permisero di drizzare il vascello.
Dopo estenuanti ore di lavoro la Stella Marina riprese a volare, con la promessa della navigatrice che da quel giorno la nave e il suo equipaggio sarebbero state al servizio del druido che li aveva salvati.



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