Indice
L'uomo e l'uomo
La maledizione di Lolth
Un alleato prezioso
La radura del falco
L'ira di Silvanus
La pace di Silvanus
Tutte le pagine

Dagolance by Larry ElmoreCome per ogni creatura che lascia la sua tana, anche per Iar giunse il tempo di mischiarsi con le genti delle terre civilizzate, anche se la civiltà non sempre è come la si potrebbe immaginare.
Nel suo impatto con le genti dei grandi paesi ebbe grande peso il sangue elfico che scorreva nella sue vene. Alle genti non importava molto che si parlasse di elfo o di uomo, ma le cose assumevano altre proporzioni se si parlava di un mezzo sangue.
In questi primi contatti con le grandi comunità Iar imparò l'importanza di valutare ogni essere come un proprio pari, senza prenderne in considerazione le sembianze.

"Dal trattato sulle razze"

 


La città

Erano passati quattro giorni da quando si era fermato per riposare, ma nonostante questo era ancora perfettamente riposato e in grado di camminare per giorni o per settimane.
Pensò a quanto il suo vecchio maestro gli aveva insegnato nel periodo di apprendistato nella foresta, era stato uno dei periodi più belli e più duri della sua vita. Questo pensiero gli fece tornare alla memoria una frase che il suo maestro era solito ripetere: "Quando ti sembra che il tuo corpo sia in grado di sollevare una montagna, fermati e concedigli riposo, potrebbe succedere che le tue forze vengano messe alla prova dagli Dei. Fermati in una radura, raccogli le tue cose, accendi un piccolo fuoco e ringrazia la natura per quanto ti ha donato e ti sta donando".
Quelle parole erano reali in questo momento, a meno di sei ore di marcia si trovava la grande città di Coramir, un centro commerciale di circa cinquemila anime, con il suo carico di corruzione e morte.

Dal suo punto di osservazione il suo olfatto sensibile poteva sentire gli odori della civiltà, la puzza del cibo abbandonato alle spalle delle taverne e degli escrementi accumulati nelle fosse di raccolta. Il terreno in prossimità del villaggio era coltivato a mais e in buona parte arido e sterile, gli unici animali che poteva vedere erano i corvi e le mandrie di bestiame.

L'alba lo trovò pronto a muoversi, la notte era trascorsa tranquilla, mentre le creature del bosco si erano accostate a lui per proteggerlo dalle insidie, sentendo in lui uno spirito amico e portatore di pace.

La città era circondata da alte mura di pietra, ma l'occhio esperto di Iar poteva vedere nelle spaccature della pietra i segni delle pianticelle che vi mettevano le radici. Se un piccolo drago vi avesse posato la coda, di quelle mura non sarebbe rimasto nulla, a parte le macerie.

Una voce improvvisa, ma non inattesa, lo riportò alla realtà.
"Dove pensi di andare pezzente dalle orecchie a punta ?!"
La guardia della città che gli aveva rivolto quella domanda con voce arrogante era un giovane e la sua forza giungeva, probabilmente, solo dalle armi che indossava.
Iar con voce calma e senza tradire emozioni gli rispose.
"Sono un accolito della signora della natura, cerco riposo dopo un lungo pellegrinaggio attraverso le vostre terre, le leggi dei templi mi concedono soggiorno e questo è il simbolo che testimonia le mie parole e la mia fede".
La sua mano scorre lenta e sicura sotto il corpetto, estraendo un medaglione intagliato nel vischio con l'effige delle foglie di vischio, che come per incanto si erge a pochi centimetri dal naso della guardia. Il ragazzo borioso ed arrogante impallidisce alla vista del sacro simbolo dei Druidi di Silvanus, la più potente tra le divinità che proteggono la natura nel nome della giustizia. Un tremore scorre in tutto il suo corpo e cade a terra sulle ginocchia.
"Scusami maestro, non volevo offenderti, ma tu sei un mezzosangue e questa città non apprezza la tua razza, se non vuoi incidenti fai si che le tue orecchie restino ben nascoste tra i tuoi capelli".
"Io non sono un maestro, sono solo un allievo della terra, ora alzati e lascia che possa continuare il mio cammino fino al tempio della mia chiesa".

Senza proferire parola la giovane guardia si alza e con un cenno invita Iar ad entrare nella città, ora il suo sguardo è meno arrogante e sembra arricchito di una nuova coscienza, segue con lo sguardo il Druido entrare nella città, con i capelli a coprire le orecchie a punta.




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