Non è molto importante stabilire il motivo per cui si chiamasse Iar Trihorn, in fondo è di poca importanza questa informazione, è invece interessante la leggenda che si è articolata intorno al titolo di 'figlio della grande quercia' e qui cerchiamo di riassumerne la storia.
Questa leggenda è stata tramandata negli anni passando di persona in persona fino al giorno in cui giunse alle orecchie del piccolo Tappo, un compagno di avventura del nostro Iar.

Così scrive Tappo

...
Nel villaggio di Nzakta sulle coste del mare occidentale incombeva una maledizione, una creatura enorme giungeva due volte all'anno nel villaggio compiendo indicibili scempi e divorando i cittadini. Per placare la creatura i cittadini iniziarono a sacrificare una giovane donna al mostro, con questo rituale l'essere si limitava a divorare la vittima lasciando tranquillo il villaggio, ma il peso della maledizione era grande.
Il momento del sacrificio era vicino e il fato aveva scelto come vittima la giovane Alisien, una fanciulla gioviale e senza colpe, dagli splendidi lineamenti.
Il rito voleva che la vittima fosse legata ad una grandissima quercia millenaria che sorgeva vicino al villaggio, si trattava della quercia più grande di tutta la regione. Secondo la tradizione la gente del villaggio condusse Alesien presso il luogo che avrebbe visto la sua fine, la giovane era tuttavia serena e il suo sguardo era limpido e gioviale, non c'era rancore verso la sua gente. Quando la lasciarono legata al grande albero lei li saluto con un sorriso sereno.
Mentre la gente si allontanava veloce dal luogo, un ruggito agghiacciante rimbalzo per tutta la foresta, la creatura era già arrivata nella radura, era gigantesca e sembrava un orso, ma il suo aspetto era ben diverso, sembrava essere una creatura delle tenebre. Mentre le fauci scendevano veloci sull'innocente Alisien, un lampo di luce illumino tutto la quercia e dal suo tronco usci un ragazzo, era vestito con indumenti di cuoio, una spada di legno pendeva al suo fianco, un arco era sulle sue spalle e le sue orecchie appuntite sporgevano tra i capelli rossi.
La creatura improvvisamente indietreggiò, come scottata da un calore intenso, il ragazzo avanzava uscendo dalla quercia con la mano tesa, il palmo rivolto verso di lei, il suo sguardo era vacuo e le sue labbra si muovevano pronunciando parole incomprensibili.
Tutta la gente era bloccata dal terrore nella radura, il ragazzo continuava ad avanzare riducendo la distanza che lo separava dalla creatura dolorante, fino a che la sua mano si posò sul manto del mostro in un bagliore accecante, quando la gente tornò a vedere nella radura c'erano il ragazzo, Alisien e un giocoso orso, che con una leccata si congedò dal fanciullo.
Il nuovo giunto parlò dicendo: "Sono Iar aspirante custode della natura, tornate felici alle vostre case, la maledizione è spezzata", quindi slegò la giovane Alesien dalla quercia e il suo sguardo si perse negli occhi di lei, con delicatezza poso una mano sul suo ventre e parlo di nuovo: "Crescerai felice con la tua gente e un giorno il tuo grembo darà la vita ad una bambina, la chiamerai Lorien e lei sarà mia discepola negli anni a venire".
L'episodio della radura fece il giro dei paesi e tutti parlarono del ragazzo chiamandolo Iar il figlio della grande quercia, perché per loro lui era nato da quella misteriosa quercia per dar loro la libertà.
...

Così termina questo episodio tramandato per tradizione orale nelle taverne delle contee, non è dato sapere quanto sia realtà e quanto opera della fantasia.

 

Le origini della leggenda      Indice      L'uomo e l'uomo

 

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